Natale

Tratto da “Diario di una diversa” di Alda Merini

I nostri Natali erano molto poveri. Ma forse nessuno, come il malato di mente, sa cogliere veramente l'essenza del dolce Natale, la natività, l'avvento di questo Agnello che si sacrifica per l'uomo. Il nostro natale consisteva in un umile presepe con delle figurine ritagliate e incollate si vetri della saletta da pranzo. Niente più. Qualche ficco di bambagia compiva il miracolo. Ma il girono di Natale c'erano il budino, una piccola fetta di torta e facevano venire gli uomini nel nostro reparto in modo che le donne potessero scambiare una parola. Quel giorno qualche parente faceva timidamente capolino da dietro le sbarre, con in mano un timido panettone. Anche il panettone, strano, si vergogna delle malattie mentali. E mai come in quella occasione perdonavamo di cuore ai nostri parenti per averci trascurato per lunghi, lunghissimi anni.
Noi venivamo saziati di colpa, quotidianamente; i nostri istinti erano colpa; le visioni erano colpa; i nostri desideri, i nostri sensi erano colpevolizzati. Così ridotti, non potevamo che giocare, giocare a fare i mostri oppure i santi, il che fa quasi lo stesso…..

Un giorno successe una cosa meravigliosa in manicomio: ci apersero i cancelli, ci dissero che finalmente potevamo uscire. Dio! cosa successe dentro l'anima nostra. Fu uno sciamare di vestaglie azzurre verso l'alba. In quel girono scesi in giardino di corsa. Mi inginocchiai davanti a un pezzetto di terra e mi bevvi quel terriccio con una fame primordiale. Fu un giorno grande, il giorno della nostra prima resurrezione. Da quel giorno cominciammo a vestirci, a pettinarci, a curare il nostro aspetto, perché fuori c'erano gli uomini. Ma, soprattutto, c'era il sole, questo grande investigatore che vede oltre, oltre ai nostri copri. E le nostre anime dovevano per forza diventare belle….

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