Pirandello - 1929

Questa sera si recita a soggetto

MOMMINA – Fui imprigionata nella più alta casa del paese. Serrata la porta, serrate tutte le finestre, vetrate e persiane: una sola, piccola, aperta alla vista della lontana campagna e del mare lontano. Di quel paese, alto sul colle, non potevo vedere altro che i tetti delle case, i campanili delle chiese: tetti, tetti che sgrondavano chi più e chi meno, tesi in tanti ripiani, tegole, tegole, nient'altro che tegole. Ma solo la sera potevo affacciarmi a prendere un po' d'aria a quella finestra. (Si sentono cinque tocchi di campana, velati, lontani. Le ore. Compare, fosco, Rico Verri. Ha il cappello in capo; il bavero del soprabito alzato, una sciarpa al collo. Guarda la moglie, là sempre immobile sulla sedia; poi guarda sospettoso la finestra).

VERRI – Che stai a far lì?

MOMMINA – Niente. Ti aspettavo.

VERRI – Eri alla finestra?

MOMMINA – No. VERRI – Ci stai ogni sera.

MOMMINA – Questa sera, no.

VERRI – (Dopo aver buttato su una sedia il soprabito, il cappello, la sciarpa). Non ti stanchi mai di pensare?

MOMMINA – Non penso a nulla.

VERRI – Le bambine sono a letto?

MOMMINA – Dove vuoi che siano a quest'ora? VERRI – Te lo domando per richiamarti all'unico pensiero che dovresti avere: quello di loro.

MOMMINA – Ho pensato a loro tutta la giornata.

VERRI – E ora a che pensi?

MOMMINA – (Comprendendo la ragione per cui con tanta insistenza le rivolge quella domanda, prima lo guarda con sdegno, poi, rimettendosi nell'atteggiamento d'apatica immobilità, gli risponde) D'andare a buttare a letto questa mia carne sfatta.

VERRI – Non è vero! Voglio sapere a che pensi! A che hai pensato tutto questo tempo; aspettandomi? (Pausa d'attesa, poiché lei non risponde). Non rispondi? Eh sfido! Non me lo puoi dire! (Altra pausa). Dunque confessi? MOMMINA – Che confesso?

VERRI – Che pensi a cose che non mi puoi dire!

MOMMINA – Te l'ho detto a che penso: d'andare a dormire.

VERRI – Con questi occhi, a dormire? Con questa voce…? Vuoi dire, a sognare!

MOMMINA – Non sogno.

VERRI – Non è vero! Sogniamo tutti. Non è possibile, dormendo, non sognare.

MOMMINA – Io non sogno.

VERRI – Tu menti! Ti dico che non è possibile.

MOMMINA – E allora sogno; come vuoi tu…

VERRI – Sogni, eh?… Sogni… Sogni, e ti vendichi! – Pensi, e ti vendichi! – Che sogni? Dimmi che sogni! MOMMINA – Non lo so.

VERRI – Come non lo sai?

MOMMINA – Non lo so. Lo dici tu che sogno. Tanto pesante è il mio corpo e tanto stanca mi sento, che cado, appena a letto, in un sonno senza sogni. E' forse Dio che m'aiuta così!

VERRI – Dio? T'aiuta Dio?

MOMMINA – Sì, a farmi sopportare questa vita, che aprendo gli occhi mi parrebbe più atroce, se per poco nel sogno mi fossi illusa di averne un'altra! E ancora ancora, pensare, può dipendere dalla volontà; ma sognare (se sognassi) sarebbe senza volerlo, dormendo; come potresti impedirmelo?

VERRI – (Smaniando, agitandosi, lui, adesso, come una belva in gabbia). E' questo! E' questo! Serro porte e finestre, metto sbarre e spranghe, ma il tradimento è qua, dentro di lei, in questa sua carne che pensa, sogna e ricorda. Posso spaccarle la testa per vederle dentro, ciò che pensa?

MOMMINA – Ma che vuoi che abbia più dentro, con l'anima spenta, che vuoi che ricordi più?

VERRI – Non dire così! Non dire così! Lo sai che è peggio quando dici così! MOMMINA – Ebbene, no, non lo dico, non lo dico, stai tranquillo!

VERRI – Anche se t'accecassi, ciò che i tuoi occhi hanno veduto, i ricordi che hai qua negli occhi, ti resterebbero nella mente; e se ti strappassi le labbra, queste labbra che hanno baciato, il piacere, il sapore che hanno provato baciando, seguiteresti sempre a provarlo, dentro di te, ricordando, fino a morirne di questo piacere! Non puoi negare; se neghi, menti; tu non puoi altro che piangere e spaventarti di quello ch'io soffro insieme a te, del male che hai fatto, che ti hanno indotto a fare tua madre e le tue sorelle; e lo sai, lo vedi ch'io ne soffro fino a diventarne pazzo; senza colpa, per la sola pazzia che ho commessa, d'averti sposata.

MOMMINA – Pazzia, sì, pazzia; e sapendo com'eri, non dovevi commetterla…

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