Provini: Shakespeare o No?

Maria Coduri

A teatro, il regista e’ seduto in platea. Sta leggendo qualcosa. Entra Clara. Si mostra piuttosto sicura di se’.

REGISTA – Prego signorina, si accomodi.

CLARA – Grazie

REGISTA - (senza guardarla) Dunque, vedo dal suo curriculum che ha gia’ fatto diverse esperienze (alza lo sguardo); mi lascia solo un po’ perplesso questa sua preferenza per I classici. Ma va bene comunque. Inizi pure quando si sente pronta.

CLARA – (un po’ preoccupata a questo punto) Si’, ho scelto alcuni versi tratti da “Romeo e Giulietta”, atto II, scena II.
REGISTA – (la guarda irritato) Da “Romeo e Giulietta”? Eh, ma allora ci risiamo … Va bene, va bene, non si preoccupi. Inizi pure. (Clara legge dal testo)

CLARA – O Romeo, Romeo, perche’ sei tu Romeo? …. Solo il tuo nome mi e’ nemico. Ma cos’e’ un nome? … Se una rosa non si chiamasse rosa, non avrebbe forse lo stesso profumo? …

REGISTA – Si’, signorina. Lei e’ brava e riesce a trasmettere emozioni ma le emozioni non si trasmettono solo recitando le parole di un poeta peraltro anche difficili da comprendere per gran parte del pubblico. E comunque, come lei sapeva gia’, noi qui chiediamo i moderni. Mi chiedo quindi perche’ non abbia seguito le indicazioni date nella domanda che ha compilato. (Clara si intimidisce ma vuole comunque far valere la sua posizione)

CLARA – Non voglio sembrare impertinente e non voglio apparire presuntuosa nel proporre un autore sicuramente complesso sotto diversi aspetti ma io ho ritenuto di poter esprimere al meglio le mie possibilita’ scegliendo un’opera che sento vicina alla mia sensibilita’.

REGISTA – (leggermente adirato) Mia cara signorina, questo e’ condivisibile ma la naturale ispirazione non e’ sufficiente. Un attore e’ un ottimo attore quando riesce a interpretare qualunque parte, non solo quelle che gli sembrano piu’ congeniali. E comunque resta il fatto che non siamo nel ‘600, il pubblico non e’ quello del ‘600, la societa’ non e’ quella del ‘600!

CLARA – (non riuscendo a trattenersi) Si’, ma l’amore non e’ cambiato! (si calma, lo sguardo si addolcisce) E le parole di un grande poeta restano, sono universali e penetrano nell’animo umano oggi e sempre. Non e’ necessario essere degli intellettuali per immedesimarsi nei sentimenti di Giulietta, nel tormento di Amleto, nell’ambizione di Lady Macbeth, tutti proviamo quei sentimenti, quella gioia propria dell’innamoramento, tutti a volte ci sentiamo confusi davanti alla vita, tutti prima o poi siamo percorsi da pensieri malvagi ….

REGISTA – Ma tutti vorremmo poter comprendere cio’! Non c’e’ bisogno di essere degli intellettuali? Lear, Prospero, quanti riescono a districarsi nei meandri dei loro monologhi? Il teatro deve essere accessibile a un pubblico quanto piu’ ampio possibile; e’ un mezzo per raccontare delle storie - proprio come dice lei - perche’ il pubblico possa immedesimarsi, possa specchiarsi nelle vite dei personaggi, possa dare delle risposte a domande difficili. E il pubblico vuole anche ridere …

CLARA – (sicura che il regista questa volta non potra’ contraddirla) Certo, certo, il pubblico puo’ ridere quanto vuole! Questo e’ uno dei pregi di Shakespeare, lui il pubblico lo fa piangere e lo fa ridere allo stesso tempo, a Lear contrappone il fool, a Prospero Ariel e Stefano e Trinculo …

REGISTA – (la interrompe bruscamente, sale sul palcoscenico e le passa un libro) Oh santo cielo! Ma dove vive lei? Il fool, Trinculo, sono sicuro che per molti e’ piu’ facile capire una formula fisica che le astrusita’ di quei personaggi! Basta adesso, credo di avere avuto sufficiente pazienza con lei. Qui due sono le cose: o lei accetta di recitare questa scena di “Ceneri alle ceneri” di Pinter o la prego di togliere il disturbo, trasferirsi a Londra e andare a fare un provino al Globe!

CLARA – (quasi in lacrime) La prego, mi dia ancora una chance. Quale parte vuole che reciti?

REGISTA – Qui, dal verso 30 al verso 35

CLARA – (legge meccanicamente senza sentimento) … e allora lui mi veniva vicino, mi metteva una mano intorno al collo e chiudeva l’altra a pugno e mi diceva: bacia il mio pugno …

REGISTA (con calma e gentilezza ma anche con fermezza) la ringrazio signorina, puo’ bastare. Le faremo sapere.

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