Provini - Un Vero Attore

Maria Coduri

Paolo e Serena sono a casa di Paolo. Paolo deve prepararsi per un provino. Dovra’ interpretare una scena tratta dal “Mercante di Venezia” di Shakespeare. Serena e’ li’ per aiutarlo. E’ seduta sul letto, gambe incrociate. Paolo e’ in piedi, tiene il testo in mano e, camminando per la stanza, dando le spalle a Serena, legge la prima battuta pronunciata da Salerio rivolgendosi a Shylock.

PAOLO – Se non onorera’ il contratto, non pretenderai certo una libbra della sua carne? Per farne cosa? (Si gira verso Serena, la guarda e legge la battuta successive, la risposta di Shylock). Per farne esca per I pesci. Se non servira’ a null’altro, servira’ a nutrire la mia fame di vendetta. Mi ha mancato di rispetto e mi ha impedito di guadagnare mezzo milione di ducati, ha riso delle mie perdite, ha disprezzato il mio popolo … e tutto questo perche’? Perche’ sono ebreo … (Passano alcuni secondi durante i quali Paolo non fissa piu’ Serena ma guarda nel vuoto. La scena e’ ancora lunga ma lui non prosegue nella lettura. Guarda di nuovo Serena, poi) Vorrei provare a improvvisare la scena. Sai bene quanto la senta vicina, quanto viva una situazione simile sulla mia pelle. Tutta la vita sono stato discriminato per la mia omosessualita’. Per la mia omosessualita’, capisci? Perche’ amo gli uomini invece delle donne. Ma io mi chiedo? Dov’e’ la differenza? (Posa di nuovo lo sguardo sul testo e prosegue nella lettura con le battute di Shylock) ... Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, dimensioni, sensi, affetti, passioni? … (Getta il libro sul letto, si rivolge di nuovo a Serena, tono agitato) Non ha occhi un omosessuale? Non ha mani, affetti, passioni? E’ un amore diverso il nostro? L’amore non e’ amore? L’amore che provo per i miei genitori e’ diverso dalll’amore che provo per un amico, per un’amica? Per tutti gli esseri umani? Dov’e’ la differenza, dimmi, dammi una definizione dell’amore se puoi.

SERENA – Lo so Paolo, non c’e’ bisogno che tu lo dica a me. Sai esattamente che la penso come te ma, purtroppo, non per tutti e’ cosi’.

PAOLO – E’ che il regista ha scelto proprio questo momento dell’opera e io non so se posso farcela, non lo so, non so cosa devo fare. Forse dovrei rinunciare e al diavolo il provino! Non credo potrei reggere …

Serena si alza in piedi, si mette di fronte a Paolo e lo fissa negli occhi.

SERENA – Ora basta! Quando fai cosi’ ti detesto! E allora sei tu che vuoi discriminarti con le tue stesse mani. E’ questo il vostro problema, siete sempre concentrati su voi stessi, siete voi che non volete aprirvi al mondo esterno: il club gay, la festa gay, il festival gay, il gay pride … Scusa, ma a volte mi mandi in bestia … sai che non penso cio’ che ho detto, ma mi fai una rabbia! Sei un grande attore, l’ho sempre pensato, e allora tira fuori il coraggio! Ma proprio io devo ricordarti le parole di Shelley Winters: un attore deve essere disposto ad “agire con le sue cicatrici”! E tu sei quello che lo ha sempre saputo fare! Io si’, recito, ma il pubblico non si emoziona, e’ come fossi un libro stampato. Ma porca miseria Paolo! Vai, forza e stendili! (Paolo l’abbraccia)

PAOLO – D’accordo, perdonami, hai ragione. Hai sempre ragione, se fossi un uomo mi innamorerei di te!

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