Il Bicchiere Vuoto

Marina Ugolini
MILANO SI E' BEVUTA - post incontro Giovanni Colombo

Milano era una bella donna che con gli anni si è ingrossata, ha perso lentamente la sua bellezza ed è caduta scomposta sul pavimento della cucina, sporca e disordinata, sotto il peso intorpidente dei troppi cynar.

Abbraccia con le sue membra scomposte angoli dimenticati di periferia, quartieri oscuri dai nomi difficili da ricordare che evocano visioni di vite campestri e cancellano se stessi e la loro vita anonima e antica di minuscole province lombarde inghiottite dalla gran Milan perdendo la propria storia e identità in un attimo di inebriante illusione immobiliarista.

Donna vorace, anche, poco rispettosa di ciò che ingurgita nei suoi attacchi di fame inarrestabile per poi vomitare ciò che ha sconsideratamente trangugiato, dimentica e incurante del fatto che quelli sono esseri umani, creature che l'hanno sognata che l'hanno nutrita con la loro fatica, con i loro desideri, con il sudore delle loro illusioni. Come i cinesi che sapientemente accolti nel suo ventre affamato ora desidera vomitare di nascosto, fuori dal centro, a Ghettolagerland, una periferia appositamente progettata, per dimenticare e soprattutto negare di averli attratti a sè con la sua voce suadente di sirena.

Ora se ne vergogna, vuole espellerli, buttarli via per la loro indecenza, vuole che un chirurgo la liberi della sua antiestetica pancetta, velocemente, senza dolore. Una piccola operazione in anestesia. E grida semiubriaca e fatta di coca, fuori di qui! Fuori con i Vostri carretti! Fuori! C'è pronto per Voi uno squallido angolo di periferia per i Vostri traffici immondi, per le Vostre cantine affollate! Io sono una Signora, non posso più ospitarvi nel mio ventre! Via pezzenti io sono la Signora! Signora maldestra Milano, signora ubriaca, fatta, brutta, grassa. Ma lei non lo sa.
In un giorno di rabbia ha distrutto tutti gli specchi, non vede più se stessa da anni, vive nel ricordo della sua scintillante gioventù, quando tutti la inseguivano e desideravano la giovane donna piena di promesse. E per amarla lasciavano il loro mare, i loro mercati, i campi e le colline sterminate di un'Italia poveraccia che lasciava se stessa per salire con gli occhi tristi e ancora appiccicati di sonno sulla metropolitana della Signora, della sirena, della giovane promettente puttanella padana.

La Milano dei sartistilisti dei parrucchieri rampanti, dei pubblicitari ingordi, dei signori chissà perché sempre figli della luna della moda e del design, del drive-in segratese, dei politici affaristi, delle modelle anoressiche accoppiate ai figli di papà strafatti, degli intellettuali da salottino televisivo privato, degli architetti ignoranti, dei locali respingenti per compleanni alla moda.

La Milano anni 80 è oggi una signora sfatta, spettinata, un po' ignorante per le troppe notti insonni passate a tirar coca. È brutta anche se si intuiscono ancora le caviglie sottili e lo sguardo penetrante.

A nulla è servito il sapone lavamani degli anni 90, s'è sciacquata le mani distratta e maldestra, ha sacrificato qualche suo amante incauto alla causa della sua assoluzione e imperterrita e gonfia di droga è andata avanti sbilenca sulla stessa strada, fino a crollare oggi sul sudicio pavimento della cucina.

Milano ha bisogno di disintossicarsi, di sdraiarsi, come dice Colombo, sul lettino di uno psicoanalista e di cominciare a fare davvero i conti con se stessa, altrimenti ci lascia le penne, e povera donna al tramonto, diventa l'impiegata statale vecchia e sciatta che deve lavorare svogliatamente e senza passione fino alla fine dei suoi giorni perché come una cicala s'è giocata tutto nella boria della sua gioventù, per diventare alla fine dopo tanta tracotanza la Milano centro servizi della Lombardia, abbandonata, abusata, invasa di giorno e stuprata al buio di notte da un marocchino ubriaco.

Forse spera nell'ultimo amante, Mister Expò, che paghi le cure per risollevarla e darle la dignità di una fine decorosa, un ultimo brillio prima della fine annunciata…

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