Ciao Milano

Gianni Arginelli

Ciao Milano. Ti lascio. Mi hai deluso, tu arrogante creatrice e distruttrice di sogni.

Non sopporto più i tuoi metodi unilaterali, assoluti. Sento che c'è di meglio, per lo spirito, da qualche parte ed io aspetto il culmine della prossima, imminente megacrisi macroeconomica globalfinanziaria per darti il mio colpo di grazia: o tu torni a ridarmi il respiro o ti trovi imprigionata nelle sabbie mobili della tua avidità.

Scusate la crudezza, forse sono pensieri che se ne restavano in letargo da tempo, ma oggi: percorrevo a passo d'uomo, semaforo rosso dopo semaforo rosso, restrizione di carreggiata dopo restrizione di carreggiata, un insignificante e grigio viale replicatosi nella propria anonimità in un tratto di circonvallazione.

Un misero corteo seguiva un carro funebre o, per meglio dire, un furgoncione nel quale era stata infilata una cassa addobbata con un manto di girasoli sul quale spiccava un nastro deposto da "I tuoi figli e nipoti". Per il resto, solo poche persone incappottate di panno, con bavero alzato.

Sono rimasto sconcertato, allibito ed impotente di fronte a, nell'ordine: tentativo di sorpasso di un camioncino corriere espresso in evidente ritardo su ritiri e consegne, accompagnato dallo sguardo da "Puma delle Ande" del conductor ecuadoregno che tenta di farla franca; poi un fumante e rumoroso motorino che taglia la strada al corteo e dal quale ci si aspetterebbe quasi il gesto del dito medio ad accompagnare la bravata e infine due funzionari di banca, promotori finanziari o immobiliaristi in abito scuro e camicia bianca, auricolare ben impiantato nell'orecchio, che attraversano a passo deciso il breve filo del corteo. Per forza, è troppo lento il corteo. Troppo lento il tuo ritmo, corteo mio, forza, sbriga la formalità, accelera, sotterra che dobbiamo riprendere il business.

Aumentano le cremazioni, tutti ne beneficeranno. Basta con cortei snodati per la città e che cavolo, chi ce lo ripaga il fermo del mezzo e i tempi (sic!) morti..... Cremare, forza, cremare! E possibilmente in forni all'uopo costruiti nelle cantine di ogni casa: perdita di tempo zero, perdita di soldi zero.

Osservavo e guidavo, a passo d'uomo, seguendo il corteo ed ho fatto in tempo a sognare in quei pochi minuti a rilento.
Ho sognato un cimiterino su un pendìo in collina ed ho sentito il passo diverso, come quello della camminata in montagna, di uomini e donne disturbati solo dal vento mentre svolgevano la funzione che dovevano assolvere: quella di accompagnare un fratello o una sorella nell'ultimo tragitto.

Ti lascio Milano, voglio un altro passo, un'altra cadenza. Da troppo tempo sei tu a dettarmi come devo camminare. Ciao Milano.

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